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	<title>studente Archivi - Educational Consultants</title>
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	<title>studente Archivi - Educational Consultants</title>
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		<title>International Baccalaureate (IB) o no? L&#8217;esperienza di uno studente nel 2020</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2021 11:59:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;esperienza di Lorenzo Garbarino che l&#8217;ha completato nel 2020. &#160; Solo nel nostro paese, ci sono decine di diplomi che si possono ottenere attraverso un percorso di scuola superiore di secondo grado, figuriamoci nel mondo intero. &#160; Eppure, ce n’è &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>L&#8217;esperienza di Lorenzo Garbarino che l&#8217;ha completato nel 2020.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Solo nel nostro paese, ci sono decine di diplomi che si possono ottenere attraverso un percorso di scuola superiore di secondo grado, figuriamoci nel mondo intero.</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Eppure, ce n’è uno in particolare che non passa inosservato in nessuna parte del globo: <em>l’International Baccalaureate Diploma</em>, noto più comunemente come <em>IB</em> e per il nostro MIUR come Baccelierato Internazionale.</h4>
<p>&nbsp;<br />
L’IB Diploma è un programma biennale, che copre gli ultimi due anni del liceo ed è offerto in quasi centocinquanta paesi e oltre tremila scuole.</p>
<p>Al di là dei numeri, il corso è reso unico dalla sua costruzione multidisciplinare, che spazia dalle lingue alla matematica, dalle scienze sociali all’arte.</p>
<p>Infatti, lo studente deve scegliere sei materie da sei gruppi diversi; tre di queste materie verranno studiate a <em>higher level</em>, ovvero con più ore di insegnamento e un maggiore approfondimento, mentre le altre tre a <em>standard level</em>.</p>
<p>Ci sono alcuni vincoli, come l’obbligo di studiare la propria lingua madre, una lingua straniera e la matematica, seppur con la scelta per quest’ultima di livelli diversificati, ma per il resto lo studente può costruirsi il diploma in base ai propri interessi ed alle proprie inclinazioni personali.</p>
<p>Oltre alle sei materie, ogni studente IB è tenuto a seguire un corso di <em>Theory of Knowledge</em> (noto con l’acronimo <em>TOK</em>, la branca della filosofia che chiameremmo gnoseologia) e a completare una serie di attività in ambito sportivo, creativo e del volontariato, componente chiamata <em>CAS</em> (acronimo di Creatività, Attività, Servizio).</p>
<p>Questo perché l’IB è stato creato non soltanto per accrescere le capacità accademiche degli studenti, ma anche per prepararli ad essere cittadini attivi e consapevoli.</p>
<p>Infine, per l’ottenimento del diploma è necessario scrivere un saggio di quattromila parole, l’<em>Extended Essay </em>(noto come <em>EE</em>), su un argomento a scelta.</p>
<p>È utile quindi vedere l’IB come una serie di cerchi concentrici: all’interno c’è il “<em>core”</em>, ovvero il nocciolo, composto da <em>TOK, EE</em> e <em>CAS,</em> mentre all’esterno ci sono le sei materie scelte dallo studente.</p>
<p>Nella mia esperienza personale con l’IB, tutte queste parti, che all’inizio possono sembrare confuse, si mescolano in maniera fluida e continua.</p>
<p>Le sei materie trovano spesso connessioni l’una con l’altra, come evidentemente la matematica con la fisica, ma anche nessi meno apparenti, come fra l’economia e la biologia, o la letteratura e la psicologia.</p>
<p>Inoltre, i vari argomenti vengono collegati frequentemente con la componente <em>TOK,</em> per spingere a domandarsi in che modo si possa raggiungere la conoscenza in un dato campo del sapere.</p>
<p>L’<em>EE</em> offre invece è un’opportunità estremamente utile per apprendere come deve essere scritto un saggio accademico formale, competenza vitale in quasi tutte le materie IB.</p>
<p>Tuttavia, come già menzionato, l’IB va ben oltre la sola sfera accademica.</p>
<p>Durante le mie ore di <em>CAS</em>, ho avuto la possibilità di provare attività diverse e spingermi oltre i miei soliti interessi, per scoprirne di nuovi e conoscere studenti con cui altrimenti non avrei legato.</p>
<p>Anche durante le vere e proprie lezioni, non è raro che i professori usino parte del tempo per discutere di argomenti di attualità e dare spunti di riflessioni agli studenti, che diventano quindi parte attiva dell’apprendimento.</p>
<p>È stato questo stesso coinvolgimento che, nel mio caso, ha reso prezioso il percorso IB.</p>
<p>Mi sono sempre sentito parte della lezione, mai uno spettatore esterno o solo un ascoltatore.</p>
<p>Così, rendendo mio ciò che imparavo, ho potuto trarne insegnamenti e capirne il significato in un contesto molto più ampio della sola scuola.</p>
<p>Quindi, per tutti coloro che amano apprendere, nel senso latino della parola, l’IB è la scelta da fare.</p>
<p><em>Lorenzo Garbarino</em></p>
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		<title>Una didattica diversa per una mente diversa: perché studiare all&#8217;estero negli anni del liceo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2020 19:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vita da Studente]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph">Sono nata nel 1999 e oggi ho 20 anni. La mia generazione è cresciuta accompagnata da Zac Efron in “High School Musical” e programmi televisivi su Disney Channel che ci mostravano gli Stati Uniti con le cheerleaders, i giocatori di football, gli schoolbus gialli e gli armadietti nei corridoi. Gli anni delle medie e della mia pre-adolescenza sono stati caratterizzati dall’immaginarmi cheerleader o studentessa americana che si aggirava per i corridoi della sua high school con una pila di libri in mano mentre si dirigeva alla lezione successiva e passava i pomeriggi a cercare l’abito adatto per il ballo di fine anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi sono stati miei sogni per anni, fino a quando sono finalmente riuscita a convincere i miei genitori a farmi studiare negli States. Sono partita per il Kentucky nel luglio del 2016, atterrata all’aereoporto di Lousville con 43 gradi centigradi ad aspettarmi e ho iniziato la scuola a inizio agosto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potevo ora esaudire il mio “sogno americano”: la mia vita da lì in poi sarebbe stata come nei film.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco, non è andata esattamente così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Kentucky è uno stato particolare, molto conservatore e ben diverso dallo stato di New York o la California dove erano ambientati i film che ero abituata a vedere. L’accento è marcatissimo e il mio C1 in inglese ottenuto prima di partire non è stato sufficiente per farmi comprendere cosa stessimo effettivamente facendo nel mio corso di chimica. Gli armadietti c’erano, ma per riuscire ad aprirne uno ci ho messo circa tre mesi. Sono dei marchingegni complicati. Mi sentivo un pesce fuor d’acqua, faticavo a fare amicizia e la situazione reale era ben diversa da quella proiettata nella mia mente per anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono passati quasi quattro anni e oggi sono grata di essermi trovata in una situazione di difficoltà così: è stata la svolta che mi ha fatto crescere, obbligata a rimboccarmi le maniche e capire come adattarmi ed integrarmi in un contesto nuovo e diverso da quello immaginato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Racconto questo perché trovo sia fondamentale comprendere che esperienze di questo tipo sono prima di tutto fattori di crescita e per crescere è necessario trovare ostacoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho deciso di rivolgermi ad una figura scolastica che in Italia non abbiamo: il counselor. Mi ha accolta nel suo studio, ascoltata e insieme abbiamo cercato di capire come migliorare la situazione. Nelle scuole statunitensi lo studente è visto in modo completamente diverso rispetto all’Italia: è al centro di tutto, si cerca di capire e alimentare i suoi interessi anche extra-scolastici e ognuno è importante e ha un ruolo. Mi ha fatto capire quanto quella scuola mi considerasse una risorsa per i miei compagni e gli insegnanti e insieme abbiamo cambiato le classi alle quali ero iscritta. Dal giorno successivo ho iniziato a frequentare lezioni che mi erano utili per il percorso che avevo intrapreso in Italia (liceo scientifico), come un corso di matematica e chimica avanzata, ma anche classi che non avrei mai trovato una volta tornata a casa: cucina, teatro e arti creative. Ho inoltre deciso di fare alcuni provini per le squadre sportive della scuola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia mi è capitato spesso di dover prediligere lo studio allo sport, in America questo non succede. Lo sport non ha più valore dell’istruzione, per rimanere nelle squadre è infatti necessario mantenere una soglia di voti scolastici, ma è considerato un impegno serio tanto quanto un compito in classe: ci sono allenamenti ogni giorno, spesso anche nel weekend. Far parte di una squadra richiede dedizione, fatica, mette in campo tante qualità, le cosidette “soft skills”, utili e ricercate nel mondo del lavoro come leadership, lavoro di gruppo o rispettare tempistiche e ruoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io sono entrata nella squadra di danza della mia scuola che ha un ruolo simile a quello delle famose “cheerleaders”. Le mie compagne di squadra sono diventate subito come una famiglia e mi hanno aiutata ad integrarmi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho sempre avuto la fortuna (o sfortuna, dipende dai punti di vista) di riuscire ad esprimere la mia opinione senza troppi timori. A scuola in Italia mi è però spesso capitato di non avere la possibilità di espormi, ma di dover seguire lezioni solo frontali, a volte senza neanche il tempo di far domande. I miei corsi in Kentucky erano invece impostati in modo completamente diverso con lezioni interattive e in cui partecipare, esporsi, mostrarsi curiosi ma anche dubbiosi non era considerata una perdita di tempo, ma veniva invece valorizzato. Questo non vuol dire che il rispetto per il docente venisse a meno, c’erano tempi e modi per parlare opportuni, ma il punto è che questa possibilità era presente e trovo che questo spinga lo studente non solo a imparare ad esprimersi, ma anche a farsi una propria opinione. Uno degli obiettivi della scuola, se non il principale, dovrebbe essere quello di creare menti critiche che hanno voglia di imparare e la possibilità di confrontarsi è fondamentale in questo. Le lezioni frontali e la fretta data da un programma da finire, caratteristici della didattica italiana, non sono particolarmente stimolanti in questo senso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vengono spesso assegnati lavori di gruppo o in coppia ai quali l’insegnante dà poi una valutazione. Inizialmente questo mi lasciava perplessa: se mi trovo a lavorare con un compagno/a che non contribuisce, perché il voto deve essere uguali per entrambi? In realtà ho capito presto che questo tipo di compiti a casa sono stimolanti per chi ha meno voglia di fare, spingono gli studenti ad interagire e lavorare con più impegno anche per rispetto dell’altro aumentando il senso di responsabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono stata particolarmente colpita inoltre dal forte senso di appartenenza e orgoglio per l’essere cittadini americani che si respirava a scuola. I miei compagni, già nei primi anni delle superiori, erano informati sull’attualità e politica americana e si confrontavano tra di loro sul tema. In classe si fanno dibattiti e si discute di politica, cosa non permessa in Italia. L’anno in cui ero io in America era l’anno delle elezioni (2016). Nessuno dei miei compagni poteva votare, ma tutti erano aggiornati su cosa stesse succedendo ed avevano una loro idea. In Italia è raro trovare giovani informati e veramente pronti al momento del voto, la politica è avvertita come un qualcosa di distante dall’adolescente. Questo aspetto della vita americana mi ha fatto ragionare molto e spinto ad essere una cittadina più attiva e consapevole una volta rientrata a casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scuola in Italia dura mediamente dalle 8 di mattina fino alle 13, si fanno le ore di lezione, i dieci minuti di intervallo e terminata la mattinata si va a casa e la vita dello studente italiano continua separata da quella scolastica. Negli Stati Uniti tutto il mondo dei ragazzi è a scuola, dallo studio ai balli ai venerdì sera in cui c’è rigorosamente la partita di football o basket e ci si ritrova tutti, studenti e insegnanti. Questo aumenta il senso di comunità, ci si sente parte di un qualcosa di vivo e famigliare che ti accoglie da bambino e ti fa uscire da giovane adulto con un pezzo di identità che sarà sempre legato a quell’ambiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono bastati pochi mesi per farmi entrare nel cuore quella scuola e per sentire di aver contribuito in qualche modo alla sua storia e alla storia degli studenti e insegnanti che ho incontrato. È stata un’esperienza difficile ma ne sono uscita con una maturità e qualità nuove, con la voglia di sentirmi cittadina attiva del mondo, consapevole di dover affrontare ancora tanti ostacoli ma di avere la forza per farlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giorgia Fossati</p>
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		<title>Emilia &#8211; aiuto percorso universitario e foundation year</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2019 10:15:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Decidere di studiare all&#8217;estero non e&#8217; cosa facile, lo sappiamo bene. Per questo, pensiamo che la cosa piu&#8217; utile sia far parlare studenti che, dopo aver passato peripezie di ogni tipo, stanno finalmente vivendo il proprio sogno. Questa volta sara&#8217; &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Decidere di studiare all&#8217;estero non e&#8217; cosa facile, lo sappiamo bene. Per questo, pensiamo che la cosa piu&#8217; utile sia far parlare studenti che, dopo aver passato peripezie di ogni tipo, stanno finalmente vivendo il proprio sogno. Questa volta sara&#8217; Emilia, studentessa alla University of Bath Spa a raccontarci come abbia scelto il suo percorso universitario con l&#8217;aiuto di Educational Consultants e del suo foundation year:</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-1663 alignleft" src="http://www.educationalconsultants.it/wp-content/uploads/2019/02/28795575_227684261137288_6007526474781702919_n-300x269.jpg" alt="Studentessa all'estero" width="241" height="215" srcset="https://www.educationalconsultants.it/welabo/wp-content/uploads/2019/02/28795575_227684261137288_6007526474781702919_n-300x269.jpg 300w, https://www.educationalconsultants.it/welabo/wp-content/uploads/2019/02/28795575_227684261137288_6007526474781702919_n-600x538.jpg 600w, https://www.educationalconsultants.it/welabo/wp-content/uploads/2019/02/28795575_227684261137288_6007526474781702919_n-768x688.jpg 768w, https://www.educationalconsultants.it/welabo/wp-content/uploads/2019/02/28795575_227684261137288_6007526474781702919_n.jpg 960w" sizes="(max-width: 241px) 100vw, 241px" />Mi chiamo Emilia Sacchi e sono una studentessa di storia dell’arte e design a Bath School of Art and Design (Bath Spa University) a Bath in Inghilterra. I miei studi al liceo classico Zaccaria di Milano, mi hanno appassionato alla storia dell’arte e all’interdisciplinarità della materia al punto che ho deciso di studiarla anche all’estero. Mi sono rivolta a Beatrice Cito Filo Marino dal momento che non conoscevo il sistema inglese universitario: che cosa guardare, le valide università e il processo dell’application. E’ stato un aiuto fondamentale. Mi ha dato le giuste indicazioni riguardo il personal statement, mi ha suggerito attività per arricchire il mio curriculum e che caratteristiche guardare nella scelta della mia università ideale. Non conoscevo le università e le città in cui mi sarei potuta trovare più a mio agio e che potessero stimolarmi e attraverso i siti internet non è facile fare una giusta distinzione e scelta. Per questo, avere una guida esperta durante un percorso che avrebbe influenzato tre anni tra i più importati della mia vita, mi ha davvero rassicurato. Sfortunatamente sebbene fossi stata accettata da 4 delle 5 università per cui avessi fatto application, il risultato del mio esame di maturità non corrispondeva alla richiesta della conditional offers.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-1670 alignright" src="http://www.educationalconsultants.it/welabo/wp-content/uploads/2019/02/29027240_10215505568774129_2377270604563742720_n.jpg" alt="" width="166" height="230" />Beatrice, venendo a sapere dei miei insuccessi accademici e sapendo quanto ci tenessi ad andare a studiare in Inghilterra, mi ha subito suggerito un Foundation Year. Si tratta di un anno di preparazione per l’università. In esso si migliora l’inglese e si studiano una serie di materie specifiche relative agli studi universitari che si vogliono intraprendere. A fine anno bisogna dunque sostenere gli esami sulle materie che verranno mostrati alle università accanto ai risultati della maturità italiana. Ammetto di essere stata molto scettica all’inizio. Detto cio’, mi sono subito resa conto dell’utilita’ del foundation year, sia dal punto di vista accademico che da quello personale. E’ stato un passaggio di mediazione tra la totale indipendenza e autogestione che dà l’università e il controllo liceale. Lo consiglio vivamente a chiunque si trovasse nella mia situazione, e&#8217; un anno incredibile!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Università in Olanda: testimonianza di una ex-studentessa</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Oct 2018 08:20:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Elena racconta la sua esperienza in Olanda, dove ha frequentato l&#8217;Università di Maastricht. Volete saperne di più? Ascoltate le testimonianze di altri studenti all&#8217;estero: http://www.educationalconsultants.it/blog/vita-da-studente/maturita-allestero-ib-in-college-inglese/ http://www.educationalconsultants.it/blog/universita-it/universita-in-inghilterra-testimonianza-di-una-studentessa/</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.educationalconsultants.it/universita-in-olanda-testimonianza-di-una-ex-studentessa/">Università in Olanda: testimonianza di una ex-studentessa</a> proviene da <a href="https://www.educationalconsultants.it">Educational Consultants</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Elena racconta la sua esperienza in Olanda, dove ha frequentato l&#8217;Università di Maastricht.</p>
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<h4>Volete saperne di più? Ascoltate le testimonianze di altri studenti all&#8217;estero:</h4>
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